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C'è il rischio carcere per chi impedisce l'uscita di un'auto dal parcheggio. Per la Cassazione impedire il passaggio all'esterno configura il reato di violenza privata. La Suprema Corte ha condannato a 3 mesi e 10 giorni di reclusione (con la condizionale) un 37enne palermitano che, andato a prendere la sorella, era entrato con l'auto nel parcheggio del condominio impedendo l'uscita sulla pubblica via ai residenti.
La condanna scatta, soprattutto, se il guidatore maleducato rifiuta di spostare subito la sua auto e chiede tempo per sbrigare i suoi comodi. L'uomo aveva parcheggiato la macchina "in modo tale da impedire l'uscita sulla pubblica via" alla macchina di un condomino che risiedeva in quello stabile. Alla sua richiesta di spostare la macchina, il condannato aveva opposto un "rifiuto, pretendendo che l'altro attendesse l'arrivo della sorella".
In poche parole, pretendeva una sorta di diritto del visitatore, una precedenza nei confronti del condomino. Sostenendo questo punto di vista, ha chiesto alla Cassazione di annullare la condanna inflittagli dalla Corte di appello di Palermo il 20 aprile 2005. Gli ermellini, però, hanno respinto il suo ricorso rilevando che correttamente i giudici del merito lo avevano dichiarato colpevole. Secondo i giudici, l'episodio denota la "voluta intenzione dell'imputato di mantenere il proprio veicolo (già parcheggiato irregolarmente in un'area condominiale alla quale non aveva diritto di accedere), in modo tale da impedire alla persona offesa di transitare con il proprio veicolo per uscire sulla pubblica via, rifiutando reiteratamente di liberare l'accesso, e pretendendo con evidente protervia ed arroganza che la persona offesa attendesse le sue necessità (ossia l'arrivo della sorella Teresa)".
Questo comportamento, ha concluso la Cassazione, "basta per integrare la violenza quale normativamente prevista". Condannata anche la sorella per ingiuria (pena sospesa dalla condizionale) che aveva definito "pazzo" il condomino, la cui macchina era tenuta in "ostaggio" dal fratello.