sabato, 31 marzo 2007
"Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del
referendum. Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile...

Pier Paolo Pasolini
14 novembre 1974
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giovedì, 08 marzo 2007

Il mio articolo pubblicato sull'ultimo numero dei Fiori del Maalox. Il gionalino della Facoltà di Medicina di Bologna

(www.fioridelmaalox.it)


Baroni nell’occhio del ciclone

Gravi minacce, pesanti accuse, concorsi truccati e attacchi politici

 

Un febbraio veramente caldo quello appena trascorso, e non solo dal punto di vista meteorologico: l’atmosfera si surriscalda a partire dalla clinica oculistica del S. Orsola. Inizialmente la vicenda appariva come tante altre: un posto da professore associato e un candidato favoritissimo che avrebbe dovuto aggiudicarselo ad occhi chiusi, ma qualcosa è andato storto… Ma andiamo con ordine.

Il 30 settembre 2005 la nostra facoltà di Medicina emette un bando di concorso per prof. Associato richiedendo un profilo ben preciso: esperienza di chirurgia del segmento anteriore ed in particolare corneale, refrattiva della cataratta e del glaucoma; esperienza di retina medica e chirurgica; esperienza di ipovisione e conoscenza di medicina legale oftalmica. Tale profilo era stato concepito ad arte per favorire gli allievi del prof. Meduri (tra cui sua moglie), che si occupavano di un progetto di ricerca attinente. Il barone in questione era un “pigliatutto”: direttore del Dipartimento di discipline chirurgiche e di trapianti, direttore della scuola di specializzazione in Oftalmologia, direttore della cattedra di Ottica Fisiopatologia, deteneva ben otto insegnamenti tra i corsi di laurea in Medicina, di Ortottica e la scuola di specializzazione. La moglie di Meduri, la dottoressa Lucia Scorolli, è una donna molto determinata e ambiziosa, un’infaticabile lavoratrice: ha al suo attivo più di 200 pubblicazioni, esegue 2.000 interventi chirurgici all’anno (si definisce “il chirurgo più veloce del mondo”), ricopre l’incarico di facente funzione primario della ex seconda clinica oculistica, ora reparto ospedaliero, del Policlinico (da quando il primario, suo marito, è andato in pensione), è iscritta a decine di associazioni di oftalmologia e fa parte della loggia massonica Hiram; ma a questa brillante carriera mancava qualcosa: lo status di professore! A questo punto vi chiederete: la Dottoressa Scorolli ha un curriculum invidiabile e tutti i titoli per vincere il bando da professore associato, peraltro cucitole addosso dal marito; perché tanta attenzione ad un ennesimo concorso dall’esito scontato? Proprio perché non è andata come tutti, Meduri in primis, si aspettavano.

Il concorso, svoltosi a Bari “per comodità di spostamento” dei cinque commissari che lo presiedevano, si è concluso il 29 gennaio 2007. Il problema, secondo Meduri, è che la commissione avrebbe stravolto i criteri di valutazione, a svantaggio della dottoressa Scorolli e di altri suoi allievi, e che dietro tutto questo ci sarebbe stato “lo zampino” del professor Emilio Campos, illustre collega “dirimpettaio” di Meduri poiché direttore della prima clinica oculistica del S. Orsola. Campos, seppur non in commissione, avrebbe influenzato i commissari per andar contro la Scorolli, dice il marito. Inoltre, da quando Campos è arrivato a Bologna, nel ’94, si è instaurato un clima di tensione tra i due baroni dell’oculistica e tutti si aspettavano la scintilla che avrebbe scatenato questo terribile incendio.

Seccato dal presunto colpo basso del “rivale” Meduri, i primi del novembre 2006, poco prima delle prove scritte, tenta di chiamarlo più volte sul cellulare, ma non riuscendo a raggiungerlo lascia un messaggio sulla sua segreteria telefonica: “Caro Emilio, sono Renato Meduri, avevo piacere di parlarti e penso che ti convenga sai, perché la situazione sta evolvendo in senso non favorevole e non posso ignorare che sei tu l’artefice di tutto. Sappi che questa volta non la passerai liscia come in passato, chiaro?. A questa prima minaccia sarebbero seguite altre, e ben più gravi, con precisi riferimenti al del 29 gennaio, data di chiusura del concorso, che hanno costretto Campos ad assoldare delle guardie del corpo. Oltre alle diverse minacce telefoniche, sono stati recapitati dei proiettili a casa di Campos, a casa di sua madre (a Trieste) e a casa del fratello di suo cognato (a Firenze). Contemporaneamente a questi terribili eventi alcuni commissari del concorso denunciano di aver subito intimidazioni. Subito dopo, quando un giovane nerboruto i primi di gennaio fece irruzione nello studio dell’illustre oculista minacciandolo pesantemente, Campos decise di rivolgersi alle autorità competenti e si vide assegnare una scorta.

La circostanza insolita dell’oculista costretto ad operare sotto protezione desta le attenzioni della stampa, che danno clamore alle vicende e alle indagini riguardanti questo agghiacciante caso. Oltre ai coniugi Meduri e Scorolli, sono indagati anche Remo Grassetti (amico di quest’ultima, broker assicurativo, esperto di arti marziali ed ex consigliere provinciale di AN) e Roberto Talarico, camionista, coinvolto a sua volta da Grassetti. Si occupano dell’inchiesta il procuratore capo Enrico Di Nicola e il sostituto Enrico Cieri, lo stesso pm che si occupa da tempo dell’inchiesta sui concorsi pilotati di gastroenterologia (che prendemmo in esame nell’FdM di dicembre 2005, ndr). A difendere Campos è lo stesso avvocato che, difendendo l’università, fece accusare in primo grado Meduri nel 2005 perché operava in una clinica privata mentre risultava presente in ospedale.

Grassetti, interrogato, rivela di esser stato contattato dalla Scorolli perché si vedeva precludere la vittoria di un concorso “fatto apposta per lei”. Il broker avrebbe semplicemente dovuto rivolgersi agli ambienti politici di sua conoscenza, lo hanno addirittura intercettato con un certo “Pino” che dal telefono della Presidenza del Consiglio gli riferisce le parole di uno dei commissari: “questo non è il suo della Scorolli, ndr concorso”. Vedendo che neppure i politici potevano cambiare la situazione ebbe l’idea di recapitare i proiettili. Dunque Grassetti si assume la paternità dell’insano gesto, ma precisa che gli indirizzi di Campos e dei suoi familiari gli sono stati forniti “da Lucia” (la dottoressa Scorolli).

Meduri, interrogato, asserisce che c’è un complotto contro di lui, contro sua moglie ed i suoi allievi, perché a Campos farebbe gola la direzione della scuola di specializzazione e farebbero invidia i risultati ottenuti dalla Scorolli alla direzione della ex seconda clinica oculistica. Inoltre promette di portare prove di altri concorsi “drogati”, ma alla fine denuncia solo in generale il sistema concorsi senza fare nomi. Si difende dalle accuse dicendosi innocente, scaricando sulla moglie la colpa di aver contattato Grassetti e affermando che sarebbe andato a far visita a Bari, con Talarico come autista, ad un membro della commissione di sua conoscenza semplicemente per assicurarsi che il concorso si svolgesse correttamente.

Campos si dice “vittima di delinquenza comune”, sottolineando che l’università funziona, e attacca il Rettore, reo di non aver preso provvedimenti nonostante le tre lettere da lui inviategli nel periodo da novembre a gennaio. In queste lettere riporta il messaggio lasciato sulla segreteria da Meduri, il contrasto tra loro e la difficoltà di lavorare a contatto con la Scorolli, inoltre fa appello al codice etico “voluto fortemente dalla Magnificenza Vostra” affinché si prendessero provvedimenti verso il “rivale” e dissente quando si vede negare questa richiesta.

E già! Codice etico! L’università di Bologna è stata la prima in Italia a dotarsene: tra gli 11 comandamenti previsti dal documento si parla anche di nepotismo, al quale “sono assimilate le pratiche di favoritismo di un professore nei confronti dei propri allievi” e si regolamentano anche i concorsi a fondi esterni e “la fase iniziale della carriera universitaria” del consanguineo. Ma a cosa serve un codice etico se i professori sono semplicemente invitati a rispettarlo? Non basterebbe semplicemente rispettare la morale comune, il codice deontologico e professionale (sottolineato peraltro dal giuramento d’Ippocrate), il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione e le leggi dello Stato? L’Italia è il Paese dei rafforzativi, del SEVERAMENTE vietato! Ma torniamo a noi.

Da quando è scoppiata questa vicenda tutti ne parlano, avvocati, presidi, professori. Solo la protagonista, Lucia Scorolli, si barrica dietro un assordante silenzio, salvo poi parlare davanti al magistrato il 28 febbraio. L 'unica affermazione che si è lasciata sfuggire prima dell’interrogatorio riguarda il marito, che giorni fa si è dimesso da tutte le cariche: “Essere la moglie di Meduri? Guardi, mi ha soltanto sfavorito”. Davanti al pm Cieri nega tutto: “Non sapevo nulla di quelle minacce. Ha fatto tutto Grassetti. Si era proposto di aiutarmi, attraverso le sue conoscenze politiche, a capire cosa stesse succedendo in quel concorso per il quale avevo tutte le carte in regola, ma mai gli ho chiesto di andare oltre”. Che sia questa o meno la verità saranno i giudici a stabilirlo, certo è che nelle conversazioni della dottoressa intercettate dagli uomini della Digos, la parola ‘minaccia’ appare in più di una circostanza. Presumibilmente per giustificare questa apparente incoerenza aggiunge di essere esasperata perché boicottata dal professor Campos. “Era la quinta volta che la mia assistita partecipava a un concorso e per la quinta volta, nonostante titoli e meriti fossero tutti dalla sua parte, ha visto sfumare quella meta” afferma il legale della Scorolli Raffaele Della Valle (che ha assistito indagati illustri come Paolo Berlusconi). “Il perché? Certamente Lucia Scorolli era considerata una persona scomoda come professionista e in quanto donna. Evidentemente troppo alto per alcuni — continua il difensore — il suo livello di produttività, e, dati alla mano, alle donne è praticamente precluso nella sua specialità un posto di comando”.

L’iniziale allontanamento dei coniugi dall’ospedale, disposto dal gip Milena Zavatti, e le dimissioni di Meduri da tutti i suoi incarichi ha creato un’immensa lacuna sia dal punto di vista didattico che da quello istituzionale. Questa lacuna è stata provvisoriamente colmata dalle designazioni del direttore del policlinico Augusto Cavina. Il Rettore ha anche annunciato che sarà “ricostruita oculistica anche con professori di alta qualità dall’esterno”, ma Campos non ha gradito quest’affermazione: “Nulla da ricostruire a Oculistica, semmai c'è bisogno di maggiore attenzione dall'Ateneo. Perché ricorrere a medici esterni?” e ancora “Pago i delitti di cui sono vittima”. Giustamente il Rettore sottolinea che bisogna riempire i vuoti lasciati da Meduri e anche quel posto da professore associato per cui s’è scatenata la bufera.

Questo caso, oltre a riaprire la vecchia ferita, non ancora rimarginata, dei concorsi pilotati di gastroenterologia, per cui è anche indagata la Preside della Facoltà di Medicina Maria Paola Landini, scatena una serie di polemiche a livello politico. Carinci, il direttore del dipartimento di Istologia, nonché storico rivale della Landini, chiede che questa riferisca in Senato Accademico sulla vicenda dei concorsi. È doveroso sottolineare che quest’anno scadrà il mandato della Preside e ci saranno nuove elezioni… La richiesta, comunque, è stata accolta solo in parte, perché “la discussione avrà dei paletti precisi: non si parlerà della situazione particolare che si è creata a Medicina a seguito delle inchieste giudiziarie” perché “ci sono indagini in corso coperte dal segreto istruttorio” spiega il prorettore (che sostituisce Calzolari perché convalescente da un trapianto di fegato). Il discorso che la Landini ha esposto al Senato Accademico ha messo in risalto le eccellenze della sua Facoltà ed è stato molto apprezzato.

“Salendo di livello” si ha un altro attacco politico: Raisi e Garagnani, deputati rispettivamente di AN e Forza Italia, chiedono la sospensione di Landini e Corinaldesi, inoltre denunciano la “lobby della Sanità” a Bologna, formata da “un triangolo composto dall'assessore regionale alla Sanità Giovanni Bissoni, dal rettore dell'Alma Mater Pier Ugo Calzolari e dalla preside Landini” e criticano aspramente il Ministro Mussi per non aver svolto un’ispezione riguardo i concorsi truccati. C'è un “incredibile intreccio tra interessi e potere che crea un enorme danno all'Università di Bologna e alla città, anche se riguarda una piccola porzione della facoltà di Medicina”, dice Raisi elencando tre concorsi per i quali ci sono state intercettazioni dell'autorità giudiziaria. Sono attacchi palesemente strumentali ma che fanno riflettere: il cerchio si chiude, ritornando sempre sul tasto dolente, quello dei concorsi.

Si sono acquisiti numerosi dossier di concorsi pilotati, sono indagati una cinquantina di medici in tutta Italia, sono ormai noti anche i “meccanismi di selezione”. Se prima si trattava di una guerra tra singoli boss ora è una vera e propria guerra tra clan di baroni, ognuno con il proprio leader. Rincarano la dose i professori Mariano Giaquinta e Angelo Guerraggio: è un sistema mafioso” cioè vere e proprie “cupole di gestione delle carriere e degli affari universitari spesso camuffate come gruppi democratici di rappresentanza o gruppi di ricerca”. Le dinamiche le ha scoperte grazie a intercettazioni il pm Enrico Cieri rivelandole a “L’espresso”: prima si decide la composizione delle giurie, poi ai commissari veniva inviato il “santino” (il curriculum del destinato), a questo punto il bando viene disegnato su misura: mister X aveva una specializzazione in Microbiologia? Diventava requisito fondamentale! Eventuali sfidanti non graditi si facevano da parte, quasi sempre con le buone concordando una futura designazione. In caso di contrasti interveniva un “burattinaio”: un barone dei baroni con potenti agganci nella capitale.

È molto triste sapere queste cose. Sentire che la carriera è appannaggio del raccomandato e non di chi veramente se lo merita, partecipare ad un concorso investendo energie e speranze per poi scoprire che era già tutto scritto, percepire una sensazione generalizzata di sfiducia verso l’intero sistema. Immagino che le stesse persone che stanno leggendo quest’articolo non saranno sorprese più di tanto nell’apprendere tali notizie. Il risultato di tutto ciò? Per dirla con il Ministro Mussi La nostra struttura del personale universitario è surreale: quasi 20 mila ordinari, 19 mila associati e 22 mila ricercatori e ai piani bassi c’è un esercito di servi della gleba, variamente precarizzato, che tiene sulle spalle l’intero sistema. Mentre all’estero la struttura è piramidale da noi ricorda una clessidra. Poi abbiamo il record mondiale della senescenza: l’età media degli ordinari è 59 anni; quella degli associati 52 e quella dei ricercatori 51”. Evidente la gerontocrazia baronale di stampo mafioso! L’unica alternativa per chi non vuole uniformarsi al sistema è emigrare. Ecco l’altra ragione, oltre a quella economica, della fuga di cervelli.

La soluzione? Alcuni, come Sanguinetti, parlano di “liste nazionali da cui attingere i migliori, così che le facoltà non debbano bandire concorsi. Oppure si può adottare il modello tedesco: i candidati presentano dossier. La facoltà ascolta una loro lezione e decide. Con la postilla che non si può essere chiamati nell’università cui già appartiene”. Altri propongono la cooptazione: il Preside o il Consiglio di Facoltà decidono direttamente a chi assegnare il posto senza lo svolgimento di alcun concorso, soluzione già adottata in alcune grandi università del mondo, che ha senso solo se l’obiettivo ultimo è quello di reclutare personale altamente qualificato. Le regolamentazioni in materia di concorsi sono cambiate più volte negli ultimi anni ma la situazione è rimasta sempre la stessa. Il problema non è da ricercare nel metodo, ma nella mentalità della gente che rende il sistema marcio. Anche alla realtà dei concorsi si può applicare un celebre frase del grande Jimi Hendrix: “quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere il mondo conoscerà la pace”.

 

Fonti: la rassegna stampa (dall’8 al 28 febbraio 2007) reperibile sul sito www.magazine.unibo.it; “L’espresso” del 25 gennaio 2007

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