Dal Blog di "Le Scienze"
I professionisti della disinformazione
Per chi non se ne fosse accorto, e saranno in tanti, oggi “Libero” ritorna sulla tristissima vicenda delle critiche dell’onorevole Gabriella Carlucci alla nomina di Luciano Maiani alla presidenza del CNR. Ci ritorna non per scusarsi di aver pubblicato notizie patentemente smentite dai fatti e dai diretti interessati ovvero David Cline e Sheldon Glashow (chi non ha seguito la vicenda da vicino trova tutto in questi post: Il Paese dei Governi caduti, Nell’interesse del paese, La soubrette e lo scienziato, La versione di Cline), ma per avallare una volta di più le parole dell’onorevole. In aggiunta pubblica una lettera di Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che ribadisce gli attacchi a Maiani con le stesse modalità e gli stessi contenuti già ampiamente smentiti. Poi, in verità, viene fuori l’unica obiezione con un contenuto: Maiani, sostiene Carlucci, “è troppo vicino a Mussi”. E non si tratta dell’iniziale sull’elenco del telefono, ma di una presunta vicinanza politica.
Non c’è più molto da dire su quello che non è il “caso Maiani”, se non correggere qualche altra affermazione bizzarra.
Si dice, infatti, che per la nomina è stato fatto un bando pubblico. Non ci risulta. La nomina è governativa, e il ministro Mussi (tocca pure difenderlo, dopo due anni di insufficienze in pagella) si è avvalso di un comitato di esperti internazionali di altissimo livello per una consulenza sulla nomina. L’avesse fatto anche chi l’ha preceduto, cioè la signora Moratti, forse avrebbe risparmiato al CNR anni di una presidenza davvero disastrosa. Così Mussi è attaccato per essersi rivolto a degli esperti, un raro caso di serietà in Italia.
Poi, giusto per tornare ai fatti. Maiani è nuovamente attaccato per l’aumento delle previsioni di spesa su LHC. Ridicolo. Semplicemente ridicolo. Perché LHC, un oggetto di proporzioni enormi, fatto di soli prototipi, una macchina spaventosamente immensa e bellissima (la scoprirete in un dossier di 30 pagine su “Le Scienze” di aprile) ha avuto in corso d’opera un adeguamento di spesa simile a quello che aveva avuto l’acceleratore precedente, LEP. Costi lievitati, dicono i detrattori. I costi lievitati erano, per esempio, quelli di SSC, il super acceleratore che volevano costruire i fisici statunitensi, e che il Congresso ha chiuso perché non si sapeva quanto diavolo sarebbe venuto a costare. Questo è un grave sforamento di spesa… Tanto più che l’onorevole dovrebbe sapere bene che qualsiasi dannata opera pubblica italiana viene a costare spropositi in più delle previsioni di spesa. Data l’infinità di precedenti di questo genere, onorevole Carlucci, dovremmo mandare a casa tutti i politici italiani (lei compresa)? Perché le autostrade che approvano, i tunnel, i porti, gli aeroporti, costano tutti molto di più del previsto, sa? Il che fa sospettare che, da più di mezzo secolo, siamo governati da una classe dirigente incapace, incompetente e presuntuosa.
Quanto al valore scientifico di Maiani, alla Carlucci ha già risposto Sheldon Glashow, che a metà marzo sarà a Roma, ospite del Festival della matematica. Chissà se l’onorevole soubrette vorrà andare a congratularsi con lui per le sue straordinarie scoperte e ad accertarsi che Maiani abbia davvero capito il modello standard della fisica delle particelle…
Mi restano, a questo punto, alcune domande che non hanno risposta. Perché Enzo Boschi, uno scienziato importante e stimato, si presta a questo attacco senza ragione? Perché la signora Carlucci non si dedica con maggiore profitto alla sua campagna elettorale, e al mondo dello spettacolo, di cui certo conosce più a fondo la realtà? E, domanda delle domande, chi c’è dietro tutto questo?
P.S. “Libero” insiste, dando un quadro parziale dell’informazione. Che è come non dare informazione. Sono omesse, naturalmente, le risposte pesantissime, nei contenuti, che Glashow ha inviato all’onorevole Carlucci. Glashow ha smentito ogni sua affermazione nella forma e nella sostanza. Ma non è citato. Non compare. Glashow ha detto chiaro e tondo all’onorevole che gettare fango su uno dei più illustri scienziati italiani è il modo migliore per rendere un pessimo servizio alla scienza del nostro paese. Ma “Libero” non lo dice. Anzi, sembra voler continuare a sostenerne la crociata. Rendendo un pessimo servizio all’informazione del nostro paese.
Giusto per fare un confronto con l'informazione negli altri Paesi del Mondo citerei l'esempio USA, qui descritto da Giovanni De Mauro, citato, in un altro articolo di Marco Cattaneo
Il senso dell’informazione (scientifica e non)
Dato che in un altro post si discute della qualità dell’informazione, mi pare istruttutivo sottolineare l’editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale di questa settimana, che riporto per intero:
“Leggere il New Yorker è un piacere, lavorare per loro un incubo”, racconta Nick Hornby. “Hanno quella mania così americana di verificare ogni dettaglio. Quando gli mandi un articolo, poi devi aspettare tre settimane prima di avere una risposta che, per l’ora di New York, ti rovina la serata. Una volta mi hanno chiamato in piena notte per controllare le parole di una canzone. Non si fidavano della mia trascrizione. Alla fine ho dovuto avvicinare il telefono alle casse dello stereo per fargli ascoltare il cd”. Il New Yorker ha una squadra di venti fact checker, tutti sotto i trent’anni, che controllano ogni singola informazione contenuta negli articoli del settimanale. Controllano pure i fumetti e le poesie inedite. Non solo: richiamano tutte le persone intervistate, comprese le fonti anonime, come quelle citate da Seymour Hersh nella sua nuova inchiesta che pubblichiamo in questo numero. “Con i fact checker dormo meglio la notte”, ha detto David Remnick, il direttore del New Yorker.
Ciò non ha impedito al New Yorker, mi suggerisce un collega attento, di scrivere che il governo Berlusconi in Italia si era concluso nel 2005. E pensare che lo sapeva persino Wikipedia… D’altra parte, errare humanum.
Non si può trascurare, invece, il principio. I fact checker sono un’istituzione nel giornalismo anglosassone (ce li ha anche Scientific American, e ne ho fatto le spese personalmente, un paio di volte che ho scritto per loro). Sono i garanti della fondatezza dell’informazione. Sono quelli per cui posso comprare un giornale e dire: “I fatti che leggo qui sopra sono stati verificati da qualcuno. Sono fatti. Sono informazioni”. Il resto sono opinioni, e da adulto vaccinato, dotato del senso critico che mi garantiscono la mia formazione e la mia esperienza, posso farmi un’idea personale, o condividere il punto di vista di altri.
Se nei giornali italiani ci fossero i fact checker, molti di essi andrebbero in edicola con almeno una ventina di pagine bianche.
A parziale consolazione, mi salta all’occhio la meravigliosa citazione di Aldous Huxley che apre il libro di Sean Carroll Al di là di ogni ragionevole dubbio, in uscita per Codice Edizioni: “I fatti non smettono di essere reali perché vengono ignorati”





























